Omar Scafuro/ Gennaio 21, 2019/ Finanza/ 0 comments


Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System

Non è la prima volta che una moneta virtuale viene proposta, ci sono stati esempi precedenti al 2008 ma tutti di durata breve perché caratterizzati da forme di centralizzazione che li hanno resi vulnerabili a censura.

Il Bitcoin a differenza delle precedenti monete elettroniche è basato su un approccio diverso combinando elementi innovativi che lo rendono molto più sicuro dei precedenti sistemi. Uno dei pilastri costitutivi del Bitcoin è la blockchain un nuovo concetto di database basato sul concetto di delocalizzazione mantenuto da tutti i partecipanti alla rete e che contiene tutte le transazioni effettuate dall’assegnazione della prima moneta. Nuove monete vengono generate automaticamente seguendo un algoritmo predefinito che caratterizza l’evoluzione della base monetaria nel tempo.

In pratica la sicurezza del Bitcoin 
risiede nella condivisione criptata di 
tutte le transazioni e generazioni di valuta.

L’assegnazione di nuove monete agli utenti viene effettuata attraverso un complesso sistema che permette di riconoscere gli utenti che maggiormente concorrono alla sicurezza della rete bitcoin creando un meccanismo incentivante che rende la rete più sicura nel tempo.

Il numero di Bitcoin creati, per mezzo di un processo chiamato “Mining” segue una crescita con uno schema deflazionario. Il creatore del software primario per la generazione ha fissato il numero massimo di Bitcoin generabili a 21 Milioni di unità che approssimativamente verrà raggiunto nel 2140.
Il valore del bitcoin è determinato da puri meccanismi di domanda ed offerta. Non essendoci un’autorità centrale che può modificarne l’emissione, l’offerta è predefinita. La domanda dipende invece dal numero di utenti che vuole accedere attivamente alla rete (potendo interagire con la blockchain).

Ma quali sono i motivi che possono concorrere al desiderio di partecipare al tale network? I primi utenti sono stati spinti probabilmente dall’eleganza della tecnologia sottostante e da alcune caratteristiche che rendono unico il bitcoin: le transazioni sulla blockchain sono immutabili ed irreversibili e non è possibile per un utente sovvertire l’ordine delle operazioni.

Per poter sovvertire un’operazione qualunque sarebbe necessario possedere una potenza di calcolo superiore alla somma della potenza di calcolo di tutti i partecipanti alla rete. Attualmente il network dei bitcoin ha una potenza di calcolo superiore alla somma dei primi 500 supercomputer operanti a livello globale. Tutto questo rende la rete blockchain la più sicura dei database di archiviazione, una rete in grado di resistere anche ad un attacco da parte di uno stato sovrano.

Oltre alle caratteristiche di irreversibilità la rete Bitcoin ha il vantaggio di possedere un elevato livello di accessibilità. È sufficiente avere una connessione internet per poter effettuare un’operazione in bitcoin da qualunque geografia ed in qualunque momento. Pertanto, con gli opportuni accorgimenti i bitcoin diventano difficilmente se non completamente liberi da censura. 

Nei primi anni queste caratteristiche sono state sufficienti per creare una certa trazione su specifiche comunità con forti incentivi ad evitare i meccanismi bancari tradizionali. Il fenomeno, per quanto oggetto di svariate fiammate speculative, si è mantenuto sostanzialmente di nicchia a causa della complessità di utilizzo per utenti non specializzati, l’instabilità del prezzo e l’aurea d’illegalità generatasi nel tempo. 

Il concetto di blockchain introdotto dai bitcoin ha tuttavia stimolato una riflessione a più ampio spettro cheha visto nuovi attori e nuove tecnologie emergere. In particolare Ethereum si propone di generalizzare i meccanismi del bitcoin per creare meccanismi pubblici, accessibili, non ripudiabili e non reversibili di smart contract. In sostanza la blockchain sottostante Ethereum permette di creare veri e propri programmi che permettono a controparti diverse di operare in assenza di intermediazione. Tale possibilità apre, dal punto di vista tecnologico, scenari di immense potenzialità.

La vera rivoluzione introdotta dal Bitcoin e dalle monete elettroniche in generale è la sua tecnologia di base. E’ proprio su tale tecnologia che grandi istituti finanziari e colossi dell’informatica hanno cominciato a valutarla in modo positivo, valutando l’opportunità di formare consorzi di sviluppo più o meno specifici con l’obiettivo di creare protocolli di interoperabilità che consentano di ottenere i vantaggi della blockchain in un ambiente controllato e facilmente regolamentabile.

Solo nel 2017 tuttavia si sono create le condizioni per portare in modo dirompente l’attenzione e l’interesse per blockchain e cryptovalute a livello di utente comune. Il fenomeno è probabilmente nato dal dilagare delle ICO, attualmente il caso di maggiore successo di utilizzo di Ethereum. Una ICO (Initial Coin Offer) è un meccanismo di fund-raising simile ad un crowd-funding decentralizzato, nel quale un’azienda raccoglie cryptovaluta assegnando in contropartita una certa quantità di token. I token possono avere molteplici utilità, dalla possibilità di usufruire di specifici servizi fino al diritto di dividend sharing.

Tecnicamente il meccanismo è istantaneo e sicuro. Inoltre i token diventano in modo immediato scambiabli su piattaforme specializzate tipiche delle cryptovalute rendendo liquidabile l’investimento nel giro di pochissimo tempo. Pertanto, mentre un investimento tradizionale in una start-up è oggi riservato ad una base ristretta di investitori (tipicamente venture capitalist) che difficilmente possono liquidarlo sino ad IPO (tipicamente dopo un periodo tra 5 ed 10 anni), in una ICO l’investimento ha una base potenziale tecnicamente illimitata con possibilità di scambio e quindi di liquidabilità pressoché immediata. In assenza di regolamentazione questo meccanismo ha cominciato a prender piede ad inizio anno ed è esploso nel secondo e terzo quarter convogliando circa 3 Bln di capitale nelle ICO sollevando non poche perplessità da parte dei regolatori nazionali (a partire dalla SEC americana).

I rendimenti per alcune di queste ICO sono stati elevatissimi, nell’ordine di multipli in poche settimane, ricreando un effetto bolla molto simile a quello delle IPO della prima era internet del 1998-1999. Nel solo 2017 sono stati creati circa 70 fondi che investono in cryptovalute in modo esclusivo o parziale. Si stima che entro la fine dell’anno ne verranno creati un totale di 150. La capitalizzazione dell’intero settore ha superato nelle ultime settimane i 200Bln di $ con un apprezzamento da inizio anno del settore di oltre il 1000%. Moltissimi clienti retail (oltre 50mila nuovi utenti al giorno sulle principali piattaforme di acquisto di cryptovalute) si stanno affacciando a questo nuovo universo estremamente variegato di monete virtuali e token. La complessità del fenomeno è molto elevata e la possibilità di comprensione per un investitore retail in questa fase è estremamente limitata con rischi elevati di perdita completa del capitale.

Gradualmente si assisterà ad una maggiore regolamentazione del fenomeno al fine di tutelare il piccolo risparmiatore. Molti rappresentati del mondo istituzionale tradizionale ritengono che il fenomeno sia puramente speculativo e privo di fondamentali. In altri casi, pur sottolineando molti tratti del fenomeno attuale come tipici di quelli di una bolla speculativa, viene anche riconosciuto il carattere potenzialmente dirompente di questo nuovo meccanismo tecnologico ed economico, tale non solo da creare una possibile nuova asset class destinata a rimanere nel tempo ma di cambiare gli assetti dell’ecosistema finanziario attuale.

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